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Riabilitazione perineale: dalla teoria alla pratica

Molti pazienti lamentano disturbi a carico della zona perineale. Alcuni di questi sintomi sono fortemente limitativi nella vita quotidiana come l’incontinenza urinaria, il prolasso uterino, le emorroidi, la prostatite, l’incontinenza urinaria e fecale, la stipsi, gli esiti degli interventi di chirurgia generale sull’addome basso e urologici, ed infine una serie di disturbi sessuali sia maschili che femminili. Anche la gravidanza si associa a problemi simili e che talora persistono dopo il parto rendendo difficile questa fase della vita.

Oggi è possibile trattare questi disturbi con un programma di riabilitazione dedicato.

L’evidenza scientifica del trattamento

Come suggerito da una recentissima analisi Cochrane, la riabilitazione del pavimento pelvico ha la potenzialità di curare o migliorare i disturbi a carico del tratto perineale (1). Il trattamento è infatti capace di riattivare tono, forza, potenza e endurance dei muscoli del pavimento pelvico/perineale coordinandone la funzione con i muscoli dell’addome preposti al loro controllo (2, 3). Il risultato del trattamento si traduce in un importante miglioramento dell’incontinenza urinaria e fecale e del dolore del basso ventre e degli organi genitali permettendo ai soggetti di condurre una vita molto più normale.

Ad oggi la riabilitazione rappresenta la prima scelta nel trattamento dei disturbi perineali sia per efficacia che per sicurezza della persona (4). A quanto è dato sapere, la riabilitazione perineale è scevra di effetti collaterali e sicura per la salute, non è dolorosa e soprattutto non si basa sulla somministrazione di farmaci. Il trattamento con elettrostimolatore è controindicato soltanto nei pazienti portatori di pacemaker.

La tecnologia al servizio della medicina

L’introduzione dei sistemi di biofeedback ed elettrostimolazione nella pratica clinica ha dato la possibilità di ottenere risultati clinici davvero impressionanti. Per esempio, la più moderna tecnologia PHENIX NEO usata dal dr. Gian Giacomo Pellegrino presso il CMPT di Torino, offre la possibilità al paziente di percepire l’attività tonica-motoria del perineo e generare così esercizi corretti allo scopo per poi essere riprodotti correttamente e con la giusta frequenza giornaliera a domicilio.

Programmi del CMPT per i pazienti e benefici clinici

Tre sono le fasi della seduta di riabilitazione perineale. Si inizia con la chinesiterapia necessaria per potenziare attivamente le strutture muscolari pelviche con esercizi di stimolazione e rilassamento dei muscoli in differenti posture del corpo. Successivamente il protocollo prevede l’utilizzo di un sistema biofeedback per permettere al paziente di riconoscere l’entità delle contrazioni muscolari del tratto pelvico. Da ultimo, l’uso dell’elettrostimolazione permetterà di ottimizzare la funzione dei muscoli perineali e consolidare così i risultati clinici.

Il programma prevede sedute settimanali di 1 ora circa ciascuna per circa 2 mesi considerando sempre le condizioni del paziente e l’entità della malattia. I primi benefici sono già attesi dopo poche settimane e migliorano ancora nel tempo con programmi di riabilitazione domiciliare concordati con il fisioterapista.

Bibliografia scientifica

  1. Chantale Dumoulin, Licia P Cacciari, E Jean C Hay‐Smith. Pelvic floor muscle training versus no treatment, or inactive control treatments, for urinary incontinence in women. Cochrane Database Syst Rev. 2018 Oct; 2018(10): CD005654. Published online 2018 Oct. doi: 10.1002/14651858. CD005654.pub4.
  2. Bø K. Pelvic floor muscle training is effective in treatment of female stress urinary incontinence, but how does it work?. International Urogynecology Journal and Pelvic Floor Dysfunction2004; 15(2): 76‐84.
  3. DeLancey JO. Structural aspects of urethrovesical function in the female. Neurourology and Urodynamics1988;7(6):509‐19.
  4. Bø K, Frawley H, Haylen BT, Abramov Y, Almeida FG, Berghmans B, et al. An International Urogynecological Association (IUGA)/International Continence Society (ICS) joint report on the terminology for the conservative and nonpharmacological management of female pelvic floor dysfunction. International Urogynecology Journal2017;28(2):191‐213.

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